I personaggi di Antica Barbieria Colla: Enrico Cuccia

Franco Bompieri  conobbe Enrico Cuccia nel 1951 all’Hotel Continental dove era stato assunto come lavorante; quando nel 1960 passò all’Antica Barbieria Colla molti suoi clienti lo seguirono, tra cui il noto banchiere. Ecco come lo ricorda:

Testo tratto da Presi per i capelli di Franco Bompieri (Mondadori 2000)

 

« “Ha parlato! Enrico Cuccia ha parlato”. In bottega non riuscivamo a trattenere lo stupore. Da anni assistevamo al suo rituale arrivo in negozio: un “Buongiorno” appena accennato con lo sguardo abbassato, una distaccata disponibilità ai ferri del barbiere, una scorsa esperta al giornale, non di quelli disponibili da noi ma al Suo, inevitabilmente straniero, il più delle volte il Financial Times.

Nonostante la consuetudine, con lui si lavorava sempre con una certa apprensione, come fosse la prima volta. La bottega, a prescindere dal numero di altri eventuali clienti, era silenziosa: se qualcuno parlava era un bisbiglio. Finito il servizio, Enrico Cuccia si avvicinava alla cassa, pagava, accennava un “Grazie” e un “Buongiorno”, usciva e solitario, le braccia incrociate dietro la schiena, si avviava verso Via Filodrammatici,  ormai meglio conosciuta come la via di Mediobanca.

Ma in quella calda mattina d’estate, l’ordine era stato sconvolto: ad un certo momento, Enrico Cuccia accennò al condizionatore sistemato vicino al soffitto e disse: “Fa un pò freddino, oggi”».

Credits Immagine: Archivio storico Mediobanca “Vincenzo Maranghi” – ICAR, Direzione Generale degli Archivi – MIBACT via Wikimedia Commons

Pettini ossei: curiosità e caratteristiche

I pettini ossei, cioè comunemente realizzati in corno o osso di animale, sono tra i più antichi manufatti realizzati dall’uomo per la cura personale, come testimoniano i reperti rinvenuti dagli archeologi risalenti a migliaia di anni fa.

Fino all’avvento della plastica e della produzione industriale nel XX secolo sono rimasti oggetti tipicamente fatti a mano da artigiani chiamati pettinai o pettinagnoli.

La lavorazione prevedeva generalmente una fase iniziale piuttosto lunga per la preparazione della materia prima che doveva essere lasciata in ammollo per diversi giorni con una serie di sostanze (dall’urina alla calce viva, alla cenere, al tartaro, al sale, all’aceto) in modo tale che si ammorbidisse per poterla poi modellare nella forma desiderata.

In alternativa l’osso o il corno venivano ammorbiditi riscaldandoli sulla fiamma e in seguito intagliati e scolpiti.

Gli artigiani esprimevano poi tutta la loro maestria nelle decorazioni e arrivavano anche a colorare i pezzi utilizzando zafferano, verderame, pasta verde, realizzando oggetti raffinatissimi, veri e propri pezzi unici.

I manufatti più pregiati prevedevano addirittura l’impiego di guscio di tartaruga e avorio.

Pettine in osso con denti medi e stretti

 

Al di là dell’aspetto estetico e del valore che alcuni di questi oggetti possono avere, i pettini ossei presentano alcuni vantaggi:

  • essendo realizzati in materiali naturali non elettrizzano i capelli;
  • pettinano con maggiore facilità e dolcezza, stimolando delicatamente il cuoio capelluto senza graffiarlo;
  • al contrario della plastica, che è impermeabile, osso e corno sono in grado di assorbire gli olii naturalmente presenti nei capelli e di redistribuirli in modo uniforme su tutta la capigliatura. Per questo motivo risultano particolarmente adatti a chi ha i capelli lunghi, secchi e soggetti a doppie punte.

Per contro, i pettini ossei:

  • mal sopportano acqua e umidità;
  • sono piuttosto delicati e se cadono su una superficie dura come un pavimento potrebbero rompersi. Tuttavia, con la dovuta attenzione possono durare molto a lungo, come testimoniano quelli che conserviamo nella nostra bottega, ai quali nessun cliente storico può rinunciare.

I personaggi di Antica Barbieria Colla: Enzo Bettiza

L’ Antica Barbieria Colla è sempre stata un “salotto” in cui si dibatteva di politica, cultura, attualità; questo anche grazie al fatto che era frequentata da vari intellettuali come Enzo Bettiza, giornalista e scrittore mancato nel 2017 che Franco Bompieri considerava una reincarnazione di un principe russo, non solo per via delle sue origini est-europee; ecco come lo descrive:

Testo tratto da Presi per i capelli di Franco Bompieri (Mondadori 2000)

 

« Ricordo Enzo Bettiza fin dai tempi in cui lavoravo alla barbieria dell’Hotel Continental, in via Manzoni.

Alto, bello, capelli corvini, indifferenza per il costo delle cose, veniva considerato già un giornalista eminente, specializzato nelle politiche dei Paesi Orientali, che mi sembrava non amasse, come spesso non si ama l’amata terra d’origine.

Guarda mi dicevano “che è nato a Spalato.  E’ vero che parla russo, ma parla anche il tedesco come se fosse di Vienna, e il francese e l’inglese”.

Appunto” rispodevo io “come tutti i principi russi: poliglotta, riserva il russo al corteggiando delle belle donne e per dare ordini ai famigli”.

Enzo Bettiza, quando non è in giro per il mondo, viene dal suo barbiere  portandosi una camicia di ricambio.

Finito il servizio, che vuole accurato ma innavvertibile, si ritira  nel camerino privato e si cambia la camicia. A volte il cambio dura più di una mezz’ora, tanto è meticoloso nell’annodare la cravatta.

A me basta questo per dire che in Enzo Bettiza vi è l’anima in esilio di un principe, sopravvissuta alla detestata grande Rivoluzione di Ottobre».

Forbici dentate e altri attrezzi del mestiere

Nel nostro salone ci rifacciamo all’antica tradizione della barbieria italiana non solo quando si tratta di rasatura, ma anche nel caso del trattamento capelli.

Al primo posto per noi c’è sempre la salute dei capelli e questo ci porta a tenere in vita alcune pratiche tradizionali da cui le chiome traggono grande beneficio.

Come abbiamo visto nel dettaglio in un precedente articolo durante il lavaggio della testa andiamo sempre ad effettuare un massaggio della cute che ha lo scopo principale di riattivare la circolazione del cuoio capelluto, fondamentale per portare il nutrimento necessario al capello.

In questa fase ci serviamo di un tradizionale pettine gratta testa dalla forma ovale con setole sottili e flessibili che permette di:

  • rendere il massaggio più vigoroso e profondo, ma comunque delicato;
  • stimolare la microcircolazione nel cuoio capelluto, migliorando l’attività del follicolo pilifero;
  • distendere i muscoli cranici;
  • favorire un miglior assorbimento da parte della cute dei prodotti che vengono successivamente applicati, come la Lozione Capisco e Mentolo.

 

  • Grattatesta professionale

     

Un altro aspetto tradizionale che continua a vivere tra le mura della nostra bottega è l’uso della forbice dentata al posto del rasoio per sfoltire i capelli.

Il rasoio infatti taglia in diagonale e questo porta i capelli a “sfilacciarsi”: ciò li rendendoli crespi, indisciplinati e soggetti alle doppie punte.

Le forbici dentate assicurano invece un taglio dritto, netto e preciso, che non danneggia la struttura del capello.

Forbice dentata professionale

 

Sono questi accorgimenti, che potrebbero sembrare semplici dettagli, a contraddistinguere il metodo di Antica barbieria Colla che si tramanda dal 1904.

I personaggi di Antica Barbieria Colla: Enzo Jannacci

Enzo Jannacci, cantautore, cabarettista e attore, può a buon diritto essere considerato un simbolo della città di Milano.

E la sua musica, dagli anni ’60 in poi, ha certamente aiutato a far conoscere Milano, anche a chi non ci è nato ma ci è venuto e ci è rimasto, come Franco Bompieri, di cui oltre che cliente divenne ben presto amico.

I ricordi legati a lui sono molti, tra i tanti il fatto che fosse una persona timida e capace di raccontare con la sua musica la Milano di metà secolo scorso che si era rialzata dopo la guerra.

Carismatico, serio e vero, riusciva a raccontare del passato essendo sempre attuale.

Enzo Jannacci è nato i primi di giugno e quando possibile si andava sempre alle sue feste, piene di allegria, sorrisi e musica.

Quando veniva in barbieria non era per tagliare solo i capelli, ma principalmente per il trattamento con la candela e anche perché amava farsi grattare la testa: aveva un pettinino suo, che era riuscito a recuperare in uno dei suoi viaggi, dai denti durissimi, che chiedeva a Franco o chi per lui (negli ultimi anni lo serviva Giordano ) di sfregare senza paura sulla sua testa durante il lavaggio, perché così poi la lozione penetrava meglio e poi si sarebbe sentito “alleggerito da ogni pensiero”.

Era un uomo simpatico, solare e anche malinconico.

A testimonianza della grande amicizia e stima che esisteva tra Franco ed Enzo, esiste una canzone inserita nell’album “Come gli aereoplani” del 2001, che si chiama “Ti luna“, che altro non è che una poesia di Bompieri, presente nel suo libro “Augusto di Setteprati” del 1984.

Utilizzo e breve storia del rasoio elettrico

Dopo aver parlato del rasoio a mano libera e di quello di sicurezza, non poteva mancare un articolo dedicato al rasoio elettrico.

I rasoi elettrici sono sempre stati essenzialmente di due tipi:

  • a lamina oscillante;
  • a testina rotante.

Il rasoio a lamina è ideale per chi:

  • ha la pelle sensibile;
  • ha peli relativamente fini;
  • predilige una rasatura profonda e quotidiana.

Il rasoio rotante invece è indicato per chi:

  • ha la pelle da normale a dura;
  • ha la barba folta con peli spessi e lunghi che crescono in direzioni diverse;
  • non si rade tutti i giorni.

Entrambe le tipologie hanno un antenato comune: il padre del rasoio elettrico fu infatti Jacob Schick, un ex colonnello dell’esercito americano. Nei primi anni ’10 del XX secolo, mentre si riprendeva da una ferita riportata durante una spedizione alla ricerca dell’oro, sperimentò la difficoltà di radersi e iniziò a pensare ad un rasoio con una testina di rasatura guidata da un cavo flessibile e alimentata da un motore esterno. Questo prototipo tuttavia era tutt’altro che pratico e non venne accolto positivamente dai produttori.

Dopo la Prima Guerra Mondiale che lo costrinse ad interrompere il suo progetto, Schick migliorò progressivamente la sua idea originaria e nel 1928 realizzo il primo vero rasoio elettrico, brevettato poi nel 1931, che riscosse un grande successo commerciale: in poco meno di un decennio arrivò a vendere circa 1,5 milioni di pezzi.

Tuttavia una serie di innovazioni tecnologiche portarono nel giro di poco tempo a superare l’invenzione di Schick, basata su lame che si muovevano avanti e indietro, come nel taglia capelli.

Poco tempo dopo la Remington Rand Corporation introdusse infatti il primo rasoio a lamina, che utilizzava lame oscillanti coperte da un sottile strato di metallo e garantiva un maggiore comfort; il principio di progettazione dei rasoi a lamina di oggi è rimasto lo stesso.

Tra i principali produttori odierni di rasoi a lamina ci sono l’azienda tedesca Braun, fondata a Francoforte nel 1921 da Max Braun, e la giapponese Panasonic, nata ad Osaka nel 1918 per volontà di Konosuke Matsushita.

Rasoio a lamina vintage

 

Nel 1939 la Philips realizzò invece il rasoio rotante, dotato di una testina con lama a rotazione interna che radeva i peli catturati da una protezione fissa esterna. Anche questo meccanismo è tuttora in uso ed è particolarmente apprezzato per radere zone difficili come collo e mento.

Philips è ancora oggi uno dei maggiori produttori di rasoi a testina rotante.

Rasoio rotante vintage

 

Già dagli anni ’40 comparvero poi i primi rasoi senza fili, come quello a dinamo che conserviamo nella nostra bottega: funzionava senza corrente e senza batterie semplicemente tirando un filo, ma a partire dagli anni ’60, con l’avvento delle batterie ricaricabili, si è trasformato in un oggetto per collezionisti.

Il rasoio elettrico ha sicuramente rivoluzionato il mondo della rasatura: è pratico,  veloce e irrita meno la pelle, ma indubbiamente con il suo utilizzo vengono meno la ritualità e la sapienza artigianale dell’antico mestiere del barbiere che Antica Barbieria Colla si propone di preservare.

I personaggi di Antica Barbieria Colla: Luchino Visconti

Nel corso della storia di Antica Barbieria Colla è spesso capitato che i padri abbiano trasmesso l’usanza di servirsi presso la nostra bottega ai figli, che sono a loro volta diventati nostri clienti nel rispetto di una sorta di tradizione di famiglia.

Qualcosa di analogo è accaduto con una delle più illustri famiglie milanesi, quella dei Visconti di Modrone: Giuseppe Visconti di Modrone cominciò a frequentare la barbieria agli inizi del Novecento e continuò fino alla morte, seguito poi dai diversi suoi discendenti, tra cui il figlio Luchino Visconti di Modrone, uno dei più importanti registi e sceneggiatori italiani del XX secolo.

Franco Bompieri, che fu suo barbiere, racconta:

Testo tratto da Presi per i capelli di Franco Bompieri (Mondadori 2000)

 

« A Visconti piaceva una sfumatura alta e capelli corti, corti a un livello imprecisato, per cui spesso mi accusava di avere sbagliato tutto, dandomi dei pugni rapidi e scherzosi sulle spalle.

Mi illudo che fosse un modo per stabilire un rapporto umano.

Visconti era il regista che con La terra trema, ma soprattutto con Rocco e i suoi fratelli, aveva dato dignità alla povertà e all’immigrazione, le condizioni della mia prima vita.

Visconti era anche il regista di Senso, girato per gran parte dalle mie parti sul Mincio, sul filo di un Verdi amatissimo: naturale che lo vedessi con occhi e animo particolari.

Nessuna confusione: l’interesse e forse anche l’amore che Visconti portava per l’uomo e le cose che gli stanno intorno e che prendono vita dalle passioni e dalle sofferenze di cui egli dette rappresentazioni  uniche, non avrebbe mai potuto colmare la nostra profonda differenza di classe, ma più di un filo sottile, sono certo, era teso fra noi. Forse perché, figlio di un  sensale di cavalli, portavo ancora addosso l’odore ben noto a Visconti che fu, in giovinezza, un allevatore appassionato.

Gli chiesi un giorno: “Perché ha lasciato i cavalli per il teatro, signor Conte?”.

I cavalli mi hanno dato grandi soddisfazioni, quasi il meglio di quello che puoi ottenere da un essere vivente, ma i cavalli non parlano”.

Nonostante La terra trema, sempre di un Visconti si trattava. »

Il rasoio di sicurezza

Qualche tempo fa in questo blog abbiamo pubblicato un articolo sulla storia della rasatura e sul rasoio a mano libera; oggi vorremmo proseguire da dove ci siamo interrotti parlando del rasoio a T con lamette intercambiabili, a volte chiamato anche rasoio di sicurezza.

Questo tipo di rasoio fu concepito da King Camp Gillette, inventore e imprenditore statunitense che nel 1895 ebbe l’idea di produrre un apparecchio che fosse economico, non necessitasse di affilatura e coramella e avesse le dimensioni adatte per radere il viso di un uomo adulto. Pare infatti che Gillette detestasse il rasoio a mano libera, considerandolo pericoloso, nonché una perdita di tempo.

Avendo lavorato da giovane per un’azienda produttrice di imballaggi usa e getta, ebbe modo di riflettere sui vantaggi dei prodotti intercambiabili e pensò di produrre delle lamette economiche e sostituibili da attaccare ad un semplice manico.

Nel 1901 Gillette fondò la American Safety Razor Company, successivamente ribattezzata Gillette Company, e brevettò il suo rasoio. Se nel primo anno, il 1903, le vendite furono deludenti (appena 51 rasoi e 168 lamette), nel giro di poco più di un decennio si arrivò a 450.000 rasoi e 70 milioni di lamette venduti all’anno, anche grazie alla massiccia campagna pubblicitaria per far conoscere il nuovo prodotto; con la Prima Guerra Mondiale poi, all’azienda vennero commissionati circa 3,5 milioni di rasoi e 32 milioni di lamette per i soldati americani. Il successo fu tale che l’azienda aprì filiali in Canada ed Europa e l’effige del volto di Gillette inizio a comparire su tutte le confezioni.

I rasoi a T che si trovano oggi in commercio si distinguono principalmente in base ai materiali in cui sono realizzati (dalla plastica ai metalli per quelli di maggiore qualità),  per il tipo di costruzione e per il tipo di dentatura.

Le principali tiplogie di costruzione sono:

a farfalla – girando un perno a fine manico la testa di apre a metà (come le ali di una farfalla) e permette di cambiare la lametta;

a 2 pezzi – si svita la testa per rimuoverla completamente dal manico e cambiare la lama;

a 3 pezzi – per inserire la lametta si svita la parte superiore dal manico e la si separa in 2 parti (testa e guardia, la parte su cui poggia la lama); questo modello di rasoio è il più facile da pulire, ma il cambio della lama può inizialmente risultare più difficoltoso.

Rispetto alla tipologia di dentatura distinguiamo:

la dentatura chiusa – è presente una barra di protezione che tende la pelle facilitando lo scorrimento della lama e riducendo il rischio di tagli e irritazioni. Sono quindi indicati per i principianti, chi ha la pelle sensibile e chi si rade con frequenza;

la dentatura aperta – al posto della barra troviamo una sorta di pettine dentato che permette alla lama di applicare una maggiore pressione. Questo fa sì che il rasoio risulti molto aggressivo, adatto a chi ha esperienza, una barba molto dura e non si rade troppo spesso;

i rasoi regolabili – permettono di regolare di quanto far sporgere la lama grazie ad un perno posto alla fine del manico, variando così il grado di aggressività del rasoio. Anche questo modello è più adatto a mani esperte.

Il rasoio a T con lame intercambiabili ha progressivamente soppiantato quello a mano libera per ragioni igieniche, di sicurezza e pratiche: è un buon compromesso tra efficacia di rasatura e comfort e la lama che sporge solo leggermente dalla testina, pur venendo a stretto contatto con la pelle  e tagliando i peli a livello del bulbo, non può affondare nella pelle e causare tagli profondi.

Non ce ne voglia il signor Gillette, ma nella nostra bottega dove eseguiamo da oltre un secolo la tradizionale rasatura all’italiana, prediligiamo decisamente l’uso del buon vecchio rasoio a mano libera, seppur con lametta intercambiabile.

I personaggi di Antica Barbieria Colla: Roberto Benigni

E’ di non più di qualche settimana l’annuncio che la Biennale di Venezia, l’istituzione che organizza la celebre Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, quest’anno ha deciso di assegnare il Leone d’Oro alla Carriera a Roberto Benigni, già vincitore nel 1999 del premio Oscar per il suo film La vita è bella.

Quando in negozio apprendiamo la notizia, lo sguardo va subito a quell’autografo sul muro e la memoria ad un aneddoto di qualche tempo fa:

Testo tratto da Presi per i capelli di Franco Bompieri (Mondadori 2000)

 

« Con la candelina accesa, bruciacchiavo le punte dei malandati capelli di Roberto Benigni, nel paziente tentativo di rinforzarli. Lui si guardava nella specchiera con occhi spiritati e bocca ghignosamente divertita.

“ Eh no, tu codesta còsa me la devi fare in un film, l’é troppo divertente”.

Continuo a manipolare lo scalpo di Benigni con taumaturgica intensità: bruciatura, massaggio, lavaggio, frizione, asciugatura, in un gioco per salvargli i capelli rimasti, pochi e fragili.

Ne aveva di più quando andai a vederlo per la prima volta al Teatro Formentini a Milano. Quindici spettatori, fazzoletto sul viso, convulse smorfie della faccia per farlo cadere. Infine, ecco liberarsi un viso affilato, furbo, sberleffico, voce tutta inflessioni dialettali (posto che il toscano sia un dialetto), satira al vetriolo, quella di Cioni, il suo personaggio di allora.

Mi sembra di aver fatto un buon lavoro, di meritarmi l’autografo che ho appeso a una parete della bottega: “A Franco, il più grande del mondo”. »

I personaggi di Antica Barbieria Colla: Franco Moschino

Intorno alla metà degli anni ’80, mentre Milano si affermava sul piano internazionale come una delle capitali della creatività e della moda, Antica Barbieria Colla annoverava tra i suoi clienti Franco Moschino, che aveva da poco fondato la sua linea e veniva da molti additato come un sovversivo a causa del suo stile irriverente, ironico e anticonformista.

Vergogna! Hanno aperto la Villa Reale* per presentare gli stracci di Moschino” titolava il Corriere della Sera.

Oggi, Moschino è considerato uno dei “mostri sacri” della moda italiana e un precursore della responsabilità sociale grazie al suo impegno in favore della lotta all’AIDS, del riuso dei capi e della valorizzazione di collezioni sostenibili.

Franco Bompieri, che in quel periodo fu il suo barbiere, lo descriveva così:

Testo tratto da Presi per i capelli di Franco Bompieri (Mondadori 2000)

 

Moschino così dolce, così sensibile, così profondo nell’indagare la vita, non pretendeva di essere portatore di grandi messaggi e se questi tuttavia emergevano, erano l’inevitabile conseguenza di un suo personale impegno verso i problemi del mondo e della gente che realizzava nel suo  agire.

L’intesa  concettuale della sua opera di stilista, ma anche  di pittore, di ottimo pittore, aveva certamente radici nel surrealismo e nella tradizione, non solo italiana, del costume, del vestito. Moschino scavava nella tradizione.

Un giorno, mentre gli tagliavo i capelli, gli chiesi: “Come nasce la moda, la tua moda?

Nei vecchi cimiteri”, rispose, “in particolare in quelli dei piccoli paesi di montagna, dove, nelle immaginette dei morti, c’è moda per tutti, anche per te: baffi, barbe, tagli di capelli, immagini della vita, insomma, con la forza evocativa della morte”.

* La Villa Reale è un palazzo neoclassico nel centro di Milano che oggi ospita la Galleria d’Arte Moderna.

I personaggi di Antica Barbieria Colla: Principe Filippo, Duca di Edimburgo

Era il lontano 1966 quando Guido Mantovanini, secondo proprietario della bottega, ricevette una chiamata inattesa. Molti erano i personaggi famosi che si sedevano sulle poltrone di Antica Barbieria Colla, ma quella volta essere stati scelti dall’inglese Principe Filippo, Duca di Edimburgo fu sul serio una grande emozione.

Qui vi raccontiamo attraverso i ricordi di Franco Bompieri quel momento.

 

Testo tratto da Presi per i capelli di Franco Bompieri (Mondadori 2000)

 

« Stavamo per chiudere il negozio, quella sera di Settembre del 1966. Il portiere del Clubino si fermò sulla soglia e con ostentata indifferenza disse:

“Domani, verso le dieci e trenta, il Principe Filippo di Edimburgo avrebbe intenzione di venire a farsi radere”.

Guido Mantovanini, il principale, nella sua vita restò sempre fedele al principio per cui tutti i clienti sono uguali, tuttavia a quell’annuncio sbiancò, e ordinò:

“Prepara”.

“Non è per domani?” mi stupii.

“Già, è per domani, ma prepariamo lo stesso”.

Il Principe Filippo si trovava in Italia per una partita di caccia, organizzata dal Marchese Medici del Vassello nella sua riserva La Mandria in Piemonte.

Dopo la caccia, ci sarebbe stata una grande festa a Palazzo Belgioioso, la residenza del Marchese alla quale il Principe aveva preferito, per dormire, la foresteria del Clubino, poco distante da lì e, soprattutto, a due passi dall’Antica Barbieria Colla. »

La Rasatura è arte o solo un trend?

L’arte della rasatura è un argomento di grande attualità e da qualche anno a questa parte dà luogo ad accessi dibattiti tra gli strenui difensori delle varie scuole di pensiero.

Oltre a ciò continuano ad uscire articoli, sopratutto nell’ultimo biennio, secondo cui il “Male Grooming” è in forte ascesa insieme alle Male Spas e Male Make-Up.

Tutto questo non può che farmi piacere e allo stesso tempo mi fa anche sorridere, perché 7/8 anni fa ho sentito persone dirmi frequentemente “ora la barba va di moda, ma poi?” oppure negli ultimi 3 anni “guarda che adesso le barbe non vanno più di moda, voi come farete?”, e ora mi dicono “la cura dell’uomo è in forte espansione, quindi puoi ritenerti fortunata”.

Mi reputo e mi ritengo una persona molto fortunata, e non solo perché in accordo con i trend business del momento,  e sono profondamente convinta che quando le cose le fai con una buona base di storia dietro di te, che ti ha portato ad avere un significato in ogni gesto che fai, anche con i continui trend che cambiano, hai la consapevolezza della materia e questa verrà sempre riconosciuta.

Nel nostro salone, fare la barba è da sempre sinonimo di rasatura all’Italiana, un vero e proprio rituale scandito da momenti distinti: ciascuno ha il suo scopo specifico, ma tutti contribuiscono ad ottenere, al termine del servizio, una pelle idratata, liscia ed elastica.

Rasatura

Come prima cosa, è fondamentale ammorbidire la cute e il pelo: ciò permetterà al rasoio di scorrere più facilmente ed evitare irritazioni.

Per questo motivo, il trattamento inizia con un massaggio al viso con la nostra Crema Pre-Barba Olio di Mandorla e Aloe , che grazie alla sua composizione svolge una doppia azione: emolliente da un lato, rinfrescante e lenitiva dall’altro. Si passa quindi all’applicazione di un panno caldo che consente di aprire i pori e favorire l’assorbimento del prodotto più in profondità.

Si procede con l’applicazione del Sapone da Barba in Crema all’Olio di Mandorla, la cui formula è stata attentamente studiata per contribuire ad ammorbidire ulteriormente la pelle e la barba e per attenuare l’azione aggressiva del rasoio, prevenendo così l’arrossamento della cute.

Il sapone viene steso sul viso con movimenti circolari utilizzando il Pennello da Barba con Setola Naturale di maiale sbiancata , scelta perché consente sia di lavorare più facilmente il sapone, sia di massaggiare più profondamente la pelle.

Terminata la rasatura vera e propria, c’è un ultimo passaggio essenziale: lenire la pelle sottoposta allo stress del rasoio. Per fare ciò, i nostri barbieri effettuano un ulteriore massaggio con il Dopobarba al Mallo di Albicocche che calma, rinfresca e distende il viso, e applicano nuovamente un panno caldo per favorirne l’assorbimento. Il trattamento si conclude con un massaggio finale per nutrire la pelle con uno dei nostri Latte Dopobarba nella fragranza più gradita al cliente.

Poi esiste la rasatura con il rasoio a mano libera o monolama che dir si voglia, che a mio avviso è ancora più bella, ma ne parleremo più vanti.